Momenti ed emozioni di Paola per Parma Marathon 15.10.17

Momenti ed emozioni di Paola per Parma Marathon 15.10.17

Sarà difficile dimenticare questa corsa, è stata una giornata piena di emozioni.

Ho puntato la sveglia alle 4 ma alle 3.30 ero già sveglia. Per fortuna stanotte ho dormito abbastanza e quindi mi sono riposata. Il treno è partito in orario, alle 5.30. Quando sono arrivata in stazione era già lì e così ho avuto il tempo di sedermi, sistemarmi, controllare di aver portato tutto e iniziare a scrivere le prime impressioni su questa giornata sul mio fido quaderno, quello che non lascio mai a casa e dove raccolgo di tutto, dalle foto agli scontrini del bar, mania che ho da quando sono piccola ma che mi permette di non tralasciare nemmeno un ricordo.

In treno fa un caldo boia. Non vedevo l’ora di arrivare e di incontrare gli amici fino a quel momento virtuali. Raduno “minchiones” in via di realizzazione.

Alle sei meno dieci il treno arriva a Padova, io inizio ad avere fame, non ho fatto colazione e così mi faccio fuori il primo, e unico per quella mattina, panino. Accanto a me si siedono due donne che, tanto per iniziare, mi hanno guardata male perché mi sono seduta vicino al finestrino. Vabbè, ho sbagliato posto, se volete mi sposto, non è un problema! Si siedono ed iniziano a polemizzare su tutto, due palle, me le sono sorbite fino a Bologna, le avrei strozzate!

Il treno intanto accumula sei minuti di ritardo e io comincio a preoccuparmi, se ritarda ancora perderò la coincidenza per Parma! In più si è alzata la nebbia e non si vede un cavolo!
Alle 6.50 inizia ad albeggiare. Il treno ritarda di un altro minuto.

A Bologna scendo e mi dirigo di corsa al binario dove sta sostando il treno per Parma, faccio appena in tempo a salire che parte. A Modena inizio a preparare il camel bag, riempio la sacca con i sali e tolgo qualcosina che tanto so non mi servirà, tengo solo la frutta secca, un paio di Yomino e qualche biscotto.

L’ultima volta ero morta dalla fame dopo due km di gara e non ho intenzione di restare a secco. Niente gel o schifezze del genere, non le reggo. Guardo fuori e penso che l’ultima, e unica, volta che sono stata a Modena è stato nel 1986 per il concerto dei Duran Duran, ricordi bellissimi.
Alle 7,35 arrivo a Reggio Emilia ed a me inizia a salire l’ansia. Un quarto dopo sono a Parma.
Scendo dal treno ed esco dalla stazione, mi guardo intorno e penso: “E adesso?” Per fortuna vedo tre ragazzi in tuta e borsone, gli chiedo se anche loro partecipano alla maratona ed alla loro risposta
affermativa gli chiedo se posso aggregarmi a loro per raggiungere la cittadella. Ovviamente rispondono di sì. Scendiamo in strada, saliamo su un taxi e pochi minuti dopo arriviamo a destinazione.
Entro nella cittadella, chiamo prima Angela, che non risponde, e poi Cinzia. La ciurma è tutta davanti alle navette e mi stanno aspettando.
Attraverso il parco della cittadella districandomi tra migliaia di persone, richiamo Cinzia per sapere davanti a quale autobus si trovano tutti, arrivo alla navetta e appena vedo Antonella chiamo: “Ciao minchioni!” Ad accogliermi una decina di sorrisi: Antonella, Cinzia, Angela, Francesca, Daniele, Melania, Stefano, Omar, Nicola… Come sempre in queste occasioni, baci e abbracci si sprecano. Saliamo sulla navetta e tra battute e prese in giro è tutto un ridere. Ce la prendiamo anche con l’autista perché abbiamo fretta di partire e dentro l’autobus sembra di essere in un forno.
Alle 8.45 arriviamo a destinazione, depositiamo le sacche e poi inizia il rito delle foto. Alle 9.10 lo speaker ci invita a metterci in griglia e noi, diligenti, lo ascoltiamo. La maggior parte di noi tornerà a casa subito dopo la corsa e così ci salutiamo.
9.15, si parte. Io e Angela abbiamo deciso già da qualche giorno di affrontare questi 32 km insieme e così, dal fondo della fila, partiamo camminando di buon passo. Non ce ne frega nulla di partire e arrivare ultime, vogliamo solo farcela.
Angela parte a bomba, io la freno sennò schiattiamo subito. Il paesaggio è bellissimo, campagna a perdita d’occhio… e un caldo becco! Per fortuna nel camel bag ho un litro di sali.

Dopo nemmeno due chilometri un addetto ai controlli ci guarda storto e ci fa: “Volete fare 30 km a quel ritmo?” riferendosi alla nostra camminata. Io lo guardo ed esclamo: “Certo, è un problema?”
Al quinto chilometro veniamo raggiunte dalle macchine che aprono la maratona, dopo poco arriva il primo maratoneta che, sorpresa, non è keniano! Pian piano arrivano anche gli altri, dapprima i top runner, poi i grupponi preceduti dai pacers. Tutti ci incitano e salutano.
All’ottavo chilometro Angela inizia a dare segni di cedimento: rallenta il passo, respira con affanno e le gira la testa. La obbligo a bere i sali minerali, anche se lei non vorrebbe. Tesoro, se non bevi schiatti, fa troppo caldo e tu sudi troppo. Un paio di chilometri più avanti raggiungiamo il secondo ristoro, i bevo sali e coca-cola, lei riempie una bottiglia con i sali minerali che tiene nello zaino e mangia una banana e si riprende.

E si riparte! Io sto al passo di Angela, anche se mi rallenta parecchio, ma abbiamo detto che l’avremmo fatta assieme e così dev’essere, anche se lei mi dice di andare avanti. Allo spugnaggio immergo il cappellino nell’acqua e me lo rimetto in testa, poi prendo una spugna e la spremo sulla testa di Angela prima che faccia un colpo per colpa del sole che, anche se siamo a metà ottobre, picchia duro.
Un paio di chilometri più avanti ci aspetta una brutta sorpresa: c’è un runner a terra, sta avendo un infarto e gli stanno praticando il massaggio cardiaco. Ogni tanto sembra che riprenda a respirare, muove la testa ma poi si accascia di nuovo. Un minuto dopo arrivano i soccorsi che riprendono col massaggio cardiaco, ma l’ambulanza tarda. Io non ci penso un attimo: gli tolgo pettorale e chip, almeno Luigi (così si chiama) avrà la sua medaglia. Angela è in crisi e piange, la prendo per un braccio e la trascino via con me. Da quel momento l’unico mio pensiero è arrivare nelle sei ore per Luigi. Appena dopo sentiamo le sirene dell’ambulanza e speriamo che sia arrivata in tempo. Mi faccio i successivi 18 km con il pettorale di Luigi in una mano e il chip nell’altra, tanto che quando arrivo ho le mani talmente gonfie che non riesco a chiuderle. Tra i runner che ci superano non si parla d’altro, ma bisogna continuare.

Al ristoro del 20° km riempio la sacca con acqua e sali, bevo uno yogurt e via. Poco dopo ci raggiunge Mirko, ci accompagna per un chilometro e poi prosegue.
Angela è stanca, ad ogni chilometro pensa di rinunciare ma non lo fa, io rallento per aspettarla e accelero per tirarla, e così maciniamo chilometri. Al 25° ci raggiunge Elga, il tempo di bere qualcosa al ristoro e sparisce. Io lì mi ci sarei fermata in eterno, c’era una specie di sagra con carne alla brace e, vista l’ora, sarà stata l’una e mezza, la fame non mancava. Mi sono accontentata di uno Yomino e via, si riparte, 27, 28, 29 km… e ci passa anche l’ultima maratoneta. Da quel momento eravamo solo io e Angela… e l’ambulanza a tallonarci. Ormai le gambe andavano da sole, per forza d’inerzia. Volevamo rallentare ma chissà perché non ci riuscivamo. Angela continuava a dirmi “non mi mollare”, e io “non ti mollo, si va avanti insieme”. Al 30° km il Garmin si spegne, segnava 5 ore e 38 minuti.

A pochi metri dal traguardo vedo Salvatore, un abbraccio, un saluto e poi mi dirigo verso il gonfiabile.
Angela mi viene incontro piangendo, felice per aver concluso la gara. Taglio il traguardo e prima di ricevere la mia medaglia (per inciso, mi hanno dato quella della maratona, grande il doppio di quella dei 30 km) consegno pettorale e chip di Luigi agli organizzatori che mi stanno aspettando, loro avvolgono il tutto nella medaglia che spetta a lui e mi promettono di fargliela avere. Al traguardo ci aspettava Francesca. Mi viene da piangere, non saprei dire se perché ce l’ho fatta a fare 32 km o perché sono preoccupata per Luigi. Andiamo a sederci su una panchina per riposarci un po’ e poi, a fatica, andiamo a recuperare le nostre sacche.
Mi avvicino a un’ambulanza e chiedo notizie di Luigi, spiegando che sono quella che ha portato il pettorale al traguardo. Mi dicono che purtroppo non ce l’ha fatta! Rimango sconvolta e decido che l’anno prossimo a Parma ci torno solo per lui.

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